Seppure tradizionalmente gli studiosi in tema di internazionalizzazione abbiano assunto come oggetto principale di analisi la grande impresa, l’opzione strategica dell’espansione estera non coinvolge solo aziende che per dimensione produttiva e di mercato sono da considerarsi relativamente grandi, ma risulta essere cruciale anche per imprese di piccole e medie dimensioni.
Nessuna impresa di qualunque dimensione può ritenersi esente da un coinvolgimento nel processo di internazionalizzazione e in particolare le PMI, le quali sembrerebbero votate a uno scenario competitivo essenzialmente locale, costituiscono un attore importante in tale modalità di sviluppo dei sistemi economici. L‘ internazionalizzazione commerciale e produttiva, quindi, non è più solo prerogativa delle grandi imprese poiché anche quelle di piccole e medie dimensioni non hanno più potuto operare nel mercato locale senza prendere in considerazione i rischi e le opportunità generati dalla competizione globale. L’ avvento della globalizzazione perciò non comporta la fine delle PMI. Infatti, nei diversi mercati non si individua la presenza di consumatori universali ai quali offrire prodotti unici utilizzando sistemi produttivi e politiche commerciali simili, come inizialmente teorizzato, ma è possibile riconoscere segmenti di consumatori portatori di bisogni diversi che pertanto inducono a offrire prodotti differenziati.
Il punto di forza delle piccole medie imprese in un contesto internazionale consiste proprio nel continuare a operare in particolari segmenti, mettendo in atto politiche di marketing concentrato e sfruttando le competenze distintive possedute dall’ impresa, che le consentono di conservare nel tempo i vantaggi competitivi. La loro duttilità inoltre le rende idonee a rispondere prontamente alla mutevolezza dei mercati e all’ esigenza di riscontri tempestivi e continue ristrutturazioni.
Tuttavia, le PMI, le quali rappresentano la maggioranza delle imprese in Europa, differentemente da quelle di maggiori dimensioni devono affrontare ostacoli più impegnativi per inserirsi negli scambi internazionali. Seppure l’intensità e il peso di tali difficoltà debbano essere declinate secondo le specifiche situazioni dei diversi paesi, si può affermare che un tratto comune è costituito dalla difficoltà nel reperimento delle risorse necessarie a una diffusione effettivamente globale, soprattutto quelle finanziarie.
Anche nei paesi dell’unione che hanno progressivamente agevolato l’internazionalizzazione il costo sia in termini economici che di tempo continua a rimanere un limite per tali imprese.